GABRIELE ZENOBI

 
 

 

NARRATIVA

Gabriele Zenobi

|Lui l'avrebbe amata con tutto il suo cuore.
vedi anche:
Lorenzo Lucchetti
Catia Battenti

 

 

 

Sono un ragazzo che AMA la vita, AMA la speranza, la musica, la fantasia, la creatività, la lettura e ama regalare qualcosa di se stesso agli altri...
Credo che la vita sia uno straordinario miracolo di bellezza da scoprire giorno per giorno...
Mi chiedo... si può essere consapevoli di questa verità anche oggi ? Ebbene sì, eccomi qua, sono qui per raccontarlo ... si fa fatica a crederlo vero?
Eppure sono certo che si può, anzi si deve essere felici per la sola consapevolezza di vivere, questa è la sola ed unica partita che quotidianamente dobbiamo giocarci per trovare la felicità...

" When you change the way to look at things the things you look at change ..... "

Gabry

web:

gazen78.spaces.live.com

 

 

 

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GABRIELE ZENOBI

   

          

|Lui l'avrebbe amata con tutto il suo cuore.

Lui l'avrebbe amata con tutto il suo cuore..... lei era abituata a pensare che l'amore fosse una reazione chimica... conosceva soltanto quel tipo di linguaggio...

…. fu così che durante una notte andando non so per quale motivo e senza nemmeno desiderarlo in un agriturismo, mi trovai  sul ciglio di una porta. Era quella di una stanza da letto.... nel cuore sentivo intensa ancora l'emozione dei suoi occhi scuri e carichi di quell'emotività e di quella sensibilità che mi facevano vibrare le corde dell'anima e mi facevano vedere lei come un essere magico sceso da una stella e venuta casualmente qui, in questo mondo, per me.... era un dono del cielo che mi faceva sorridere e la sua anima mi faceva pensare che il mio sogno si stava realizzando, che la mia anima aveva finito di aspettarla da secoli....

… non è male come sensazione vero?

Pensavo fosse da pazzo, da adolescente o forse ancora meglio da fanciullo, il tutto era comunque prodotto da sensazioni ormai sepolte, forse perché deluse, forse invece perché ancora non chiare ed abbastanza decise, robuste e coraggiose dentro di me.

Effettivamente ho sempre percepito la fragilità di questo sogno, come qualcosa che desiderasse venire a galla ma non ci riusciva, vuoi perché la banalità dell'ego mi diceva che era troppo grande per essere realizzato, quasi da spaventarmi, vuoi perché tirava verso di sé l'essenza mia più nobile, sensibile e fragile.

Tutto interessante, materiale su cui riflettere ed edificare... ma, una volta giunto su quel ciglio ricordo come fosse adesso di averla pensata dentro quella stanza, era forse la stanza che già conoscevo, ma lì con lei non c'ero io; probabilmente c'era qualcun altro che stava facendo l'amore con lei, che stava relazionandosi con lei, con lo stesso tipo ed unico linguaggio che oramai tutte le persone del mondo conoscono... probabilmente entrambi erano entrati, si stavano frequentando da un po' ma era palese che si trattasse soltanto di fare qualcosa per consumare, per illudersi, perché "bisognava farlo" e perché non c'era altra forma ed altra strada per provare un minimo di piacere... era tutto palesemente piatto tra i due, tranne il fatto di trovarsi lì, su quel letto, ed illudersi che quell'atto avrebbe dato un senso a quella nottata...

Ad un certo punto, dopo uno squallido su e giù durato qualche minuto con un orgasmo mai provato da lei, vedo uscire lui dalla porta della stanza. Per un attimo ci incrociammo... era un ragazzo sulla trentina, aveva capelli un po' lunghi, il pizzo ed un viso da persona timida, riservata e forse aveva su di sé un aspetto di cinismo, che sembrava utilizzasse per non cedere mai niente di se stesso a nessuno...

Mi sorrise, come per dire che più di lì non poteva arrivare, era il massimo che poteva regalare ad una donna, a lui bastava così. Una donna non doveva arrecargli né pensieri né niente di tutto ciò che in qualche modo poteva scalfire il suo ego, non c'era un minimo di cuore in quel sorriso... direi invece tanta mediocrità e l'aria di uno che non voleva sentirsi dire più di tante cose. Ma in quel momento sentii verso di me una certa sua “complicità”, senza però esporsi più di tanto... mi sono reso conto che avrei anche potuto dargli una pacca sulla spalla e dirgli sorridendogli: ... amico, tutto ok?

... E’ come se in quell'istante non avessi avuto né il tempo né la voglia di dire o fare niente... ero solo un osservatore di ciò che stava accadendo... non so perché mi trovavo lì e non so, in tutta sincerità, se ci sono mai stato... come non so, però, nemmeno per  quale motivo questa cosa ora mi balza alla mente sconvolgendomi così in profondità... non sentivo in quel frangente alcuna forma di gelosia, né tanto meno di invidia; sentivo invece di trovarmi in una situazione che non avevo scelto. Dovevo comprendere delle cose di lei, forse questo ne giustificava la ragione...

Di tutta probabilità quello squallido su e giù che era appena terminato aveva ripristinato la sua anima ad un'abitudine ordinaria che la riportava a pensare che nella vita non sarebbe mai stata soddisfatta da un uomo e che ogni maschio che lei avrebbe incontrato l'avrebbe sempre trattata così, con sufficienza, perché questo era “normale” e si doveva rassegnare ed abituare a quello schema che conosceva meglio di tutti: essere inconsapevolmente attratta dall'insoddisfazione e dalla sofferenza, malgrado il dolore e il vuoto che poi sentiva tutte le volte, ma questo infondo non era niente di spaventoso e di sconvolgente per lei.

Lei era molto resistente da questo punto di vista e questo la faceva sentire forte nei confronti delle persone; l’abitudine alla sopportazione del dolore credeva la rendesse saggia, forte e lucida da essere talmente brava nel saper interpretare la vita e capire le situazioni e le persone come nessun altro al mondo.

Lei era sicura che questo suo status le attribuisse la virtù al giudizio legittimo, spietato ed infallibile, soprattutto nei confronti di quelle persone che non riusciva a cogliere perché erano colpevoli di aver reagito alla sofferenza intraprendendo strade differenti rispetto alla sua.

Così, era molto semplice per lei incontrare persone come quel personaggio comparsomi davanti che, con un fare ironico ed opportunistico, con un sorriso, mi ha fatto capire che in una realtà come quella che lei stava vivendo, le radici della piantina della bellezza facevano prestissimo a soffocare e a morire senza nemmeno che se ne rendesse conto, convinta com’era dei giudizi che dava alle persone.

Riflettendoci, per lei la bellezza era un linguaggio sconosciuto, la spaventava, non sapeva come gestirla, pertanto non le sarebbe rimasto che spaventarsi e giudicare in maniera infallibile qualsiasi cosa che, non rientrando nei suoi pensieri, non poteva che essere subdola.

D’altronde, la luce della bellezza, per entrare in quell’anima così meravigliosa ed imprigionata da così tanta paura e diffidenza, avrebbe richiesto del tempo, della costanza e di chissà quale altro misterioso ingrediente, se mai ce ne fosse stato davvero uno.

La bellezza non poteva che essere un avversario scomodo ai suoi metri di giudizio, figli della sua paura. La bellezza avrebbe provocato sì tanto caos, quando mai avrebbe potuto comprenderla? Ecco la ragione della sua nevrotica tendenza a cercare di cogliere ogni singolo atteggiamento della bellezza solo per creare un pretesto per diffidare, soffrire, disperare, sopportare… i suoi giudizi erano del tutto figli una razionalità  mondana, decisamente pessimista e scontata, alla quale si ostinava a credere... peccato davvero…

Sì, lo so, non è una storia a lieto fine, ma non è nemmeno fine a se stessa. Sarebbe banale da parte mia dire che tutto ciò è descrivibile con parole così poco esaustive. In fondo, altro non è che un evento del cosmo, pertanto da adorare perché volto a convergere comunque verso la direzione più nobile, che attribuirà allo stesso un significato profondo… e qui non è ancora finito… Abbiamo forse scherzato?