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|Lui
l'avrebbe amata con tutto il suo cuore.
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Lui
l'avrebbe amata con tutto il suo cuore..... lei era abituata a
pensare che l'amore fosse una reazione chimica... conosceva
soltanto quel tipo di linguaggio...
…. fu
così che durante una notte andando non so per quale motivo e
senza nemmeno desiderarlo in un agriturismo, mi trovai
sul ciglio di una porta. Era quella di una stanza da
letto.... nel cuore sentivo intensa ancora l'emozione dei suoi
occhi scuri e carichi di quell'emotività e di quella sensibilità
che mi facevano vibrare le corde dell'anima e mi facevano vedere
lei come un essere magico sceso da una stella e venuta casualmente
qui, in questo mondo, per me.... era un dono del cielo che mi
faceva sorridere e la sua anima mi faceva pensare che il mio sogno
si stava realizzando, che la mia anima aveva finito di aspettarla
da secoli....
… non
è male come sensazione vero?
Pensavo
fosse da pazzo, da adolescente o forse ancora meglio da fanciullo,
il tutto era comunque prodotto da sensazioni ormai sepolte, forse
perché deluse, forse invece perché ancora non chiare ed
abbastanza decise, robuste e coraggiose dentro di me.
Effettivamente
ho sempre percepito la fragilità di questo sogno, come qualcosa
che desiderasse venire a galla ma non ci riusciva, vuoi perché la
banalità dell'ego mi diceva che era troppo grande per essere
realizzato, quasi da spaventarmi, vuoi perché tirava verso di sé
l'essenza mia più nobile, sensibile e fragile.
Tutto
interessante, materiale su cui riflettere ed edificare... ma,
una volta giunto su quel ciglio ricordo come fosse adesso di
averla pensata dentro quella stanza, era forse la stanza che già
conoscevo, ma lì con lei non c'ero io; probabilmente c'era
qualcun altro che stava facendo l'amore con lei, che stava
relazionandosi con lei, con lo stesso tipo ed unico linguaggio che
oramai tutte le persone del mondo conoscono... probabilmente
entrambi erano entrati, si stavano frequentando da un po' ma era
palese che si trattasse soltanto di fare qualcosa per consumare,
per illudersi, perché "bisognava farlo" e perché non
c'era altra forma ed altra strada per provare un minimo di
piacere... era tutto palesemente piatto tra i due, tranne il fatto
di trovarsi lì, su quel letto, ed illudersi che quell'atto
avrebbe dato un senso a quella nottata...
Ad un
certo punto, dopo uno squallido su e giù durato qualche minuto
con un orgasmo mai provato da lei, vedo uscire lui dalla porta
della stanza. Per un attimo ci incrociammo... era un ragazzo sulla
trentina, aveva capelli un po' lunghi, il pizzo ed un viso da
persona timida, riservata e forse aveva su di sé un aspetto di
cinismo, che sembrava utilizzasse per non cedere mai niente di se
stesso a nessuno...
Mi
sorrise, come per dire che più di lì non poteva arrivare, era il
massimo che poteva regalare ad una donna, a lui bastava così. Una
donna non doveva arrecargli né pensieri né niente di tutto ciò
che in qualche modo poteva scalfire il suo ego, non c'era un
minimo di cuore in quel sorriso... direi invece tanta mediocrità
e l'aria di uno che non voleva sentirsi dire più di tante cose.
Ma in quel momento sentii verso di me una certa sua “complicità”,
senza però esporsi più di tanto... mi sono reso conto che avrei
anche potuto dargli una pacca sulla spalla e dirgli sorridendogli:
... amico, tutto ok?
...
E’ come se in quell'istante non avessi avuto né il tempo né la
voglia di dire o fare niente... ero solo un osservatore di ciò
che stava accadendo... non so perché mi trovavo lì e non so, in
tutta sincerità, se ci sono mai stato... come non so, però,
nemmeno per quale motivo questa cosa ora mi balza alla mente
sconvolgendomi così in profondità... non sentivo in quel
frangente alcuna forma di gelosia, né tanto meno di invidia;
sentivo invece di trovarmi in una situazione che non avevo scelto.
Dovevo comprendere delle cose di lei, forse questo ne giustificava
la ragione...
Di
tutta probabilità quello squallido su e giù che era appena
terminato aveva ripristinato la sua anima ad un'abitudine
ordinaria che la riportava a pensare che nella vita non sarebbe
mai stata soddisfatta da un uomo e che ogni maschio che lei
avrebbe incontrato l'avrebbe sempre trattata così, con
sufficienza, perché questo era “normale” e si doveva
rassegnare ed abituare a quello schema che conosceva meglio di
tutti: essere inconsapevolmente attratta dall'insoddisfazione e
dalla sofferenza, malgrado il dolore e il vuoto che poi sentiva
tutte le volte, ma questo infondo non era niente di spaventoso e
di sconvolgente per lei.
Lei era
molto resistente da questo punto di vista e questo la faceva
sentire forte nei confronti delle persone; l’abitudine alla
sopportazione del dolore credeva la rendesse saggia, forte e
lucida da essere talmente brava nel saper interpretare la vita e
capire le situazioni e le persone come nessun altro al mondo.
Lei era
sicura che questo suo status le attribuisse la virtù al giudizio
legittimo, spietato ed infallibile, soprattutto nei confronti di
quelle persone che non riusciva a cogliere perché erano colpevoli
di aver reagito alla sofferenza intraprendendo strade differenti
rispetto alla sua.
Così,
era molto semplice per lei incontrare persone come quel
personaggio comparsomi davanti che, con un fare ironico ed
opportunistico, con un sorriso, mi ha fatto capire che in una
realtà come quella che lei stava vivendo, le radici della
piantina della bellezza facevano prestissimo a soffocare e a
morire senza nemmeno che se ne rendesse conto, convinta com’era
dei giudizi che dava alle persone.
Riflettendoci,
per lei la bellezza era un linguaggio sconosciuto, la spaventava,
non sapeva come gestirla, pertanto non le sarebbe rimasto che
spaventarsi e giudicare in maniera infallibile qualsiasi cosa che,
non rientrando nei suoi pensieri, non poteva che essere subdola.
D’altronde,
la luce della bellezza, per entrare in quell’anima così
meravigliosa ed imprigionata da così tanta paura e diffidenza,
avrebbe richiesto del tempo, della costanza e di chissà quale
altro misterioso ingrediente, se mai ce ne fosse stato davvero
uno.
La
bellezza non poteva che essere un avversario scomodo ai suoi metri
di giudizio, figli della sua paura. La bellezza avrebbe provocato
sì tanto caos, quando mai avrebbe potuto comprenderla? Ecco la
ragione della sua nevrotica tendenza a cercare di cogliere ogni
singolo atteggiamento della bellezza solo per creare un pretesto
per diffidare, soffrire, disperare, sopportare… i suoi giudizi
erano del tutto figli una razionalità
mondana, decisamente pessimista e scontata, alla quale si
ostinava a credere... peccato davvero…
Sì,
lo so, non è una storia a lieto fine, ma non è nemmeno fine a se
stessa. Sarebbe banale da parte mia dire che tutto ciò è
descrivibile con parole così poco esaustive. In fondo, altro non
è che un evento del cosmo, pertanto da adorare perché volto a
convergere comunque verso la direzione più nobile, che attribuirà
allo stesso un significato profondo… e qui non è ancora
finito… Abbiamo forse scherzato?
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