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Intervista
a Domenico Fratini 5
Marzo 2009 - di Lorenzo Lucchetti
Tra un dipinto e uno spartito del suo studio, a due passi dalla piazza centrale di Treia (Mc), Domenico Fratini mi mostra il suo vanto e la sua vita, lasciandomi capire che non ho a che fare con uno schiavo, ma con un uomo.
Dipinge fin da piccolino Domenico, quando alla fine della guerra c'erano gli alleati, e lui disegnava per terra e quelli gli davano dei soldi, e quando da piccolo disegnava sui muri col carbone, e a volte arrivavano i vigili a casa per farlo smettere. Ma poi fino a 33 anni, fa il sarto e il commerciante, età in cui decide di iscriversi all'accademia di Macerata, 4 anni che lo segnano.
Mi parla del professore Brindisi, un famosissimo pittore Milanese di cui rammenta la frase "ragazzi, io a dipingere ormai non posso insegnarvi più niente, certe cose dovete impararle da soli" quello che intendeva dire è che la pittura è una continua ricerca, non è mai la stessa, ed occorrere sempre molta umiltà per continuare a migliorare, non a caso ama il giudizio della persona semplice che entra nel suo studio, più che dell'esperto.
Mi dice che ha sempre vissuto a Treia, che è scapolo, che lavora senza condizionamenti, che ha una famiglia che lo sostiene, nipoti, sorella e marito, un fratello sacerdote e che vivono tutti con lui. Lo lascio parlare, perché sento che sta per dirmi qualcosa di assai importante per tutti noi.
Ribadisce come fondamentale per la sua formazione culturale l'accademia. Confessa con l'emozione colorata del suo volto, che ama veramente tanto vivere a Treia,
"c'è una certa tranquillità qui" ha la vigna, va al campo sportivo a fare allenamento,
"e a differenza di tanti altri posti, qui i ragazzi di solito rimangono, non emigrano, sono molto legati alla loro città, magari si spostano in macchina per lavorare nei comuni limitrofi, ma poi
ritornano."
Ed è felice. Ha un segreto.
Lancio un'occhiata ai suoi quadri: strumenti musicali, singoli musicisti e bande, (la musica lo mantiene giovane) poi ne osservo altri che raccontano la quotidianità del borgo e dell'autore: anziani, preti di campagna, accaniti giocatori di biliardo, il gioco del pallone col bracciale, particolari e monumenti locali, il tutto con una scelta delle tinte molto spontanea, vedo colori vivi, linee pulite, opere di una limpidezza ed
innovativita' estrema, si nota la notevole tecnica, la propensione verso il figurativo, ma soprattutto la delicatezza, la
sensibilita'. Vi è una compostezza estetica, che tramite i suoi quadri risulta dirompente con la forza dei messaggi e la dolcezza con cui li esprime.
Dice che sta preparando una grande opera che aveva promesso a suo fratello, ora morto
"una meravigliosa persona, quasi un santo" che gli consigliava "perché non dipingi la Via Crucis?"
"ora la sto facendo" mi dice "Questo è il momento
giusto" "E come mai proprio ora vuole dipingere la Via
Crucis?" gli chiedo, perché so che sta per dirmi ciò che mi preme di sapere.
"Perché ci sono ingiustizie anche oggi, violenza, e la via crucis secondo me parla dell'oggi, farò delle tele molto grandi, ne saranno
14."
"Quindi si interessa anche di attualità?"
"Certamente, è importantissima, ma guardo poco la televisione, perché si impone, e contesto anche il computer, il computer è il mezzo che ci porterà ad una Torre di Babele, ne saremo coinvolti, gli strumenti a fiato (lui li suona tutti) arrivano fino ad un certo acuto, poi l'acuto deve finire, e noi stiamo arrivando a quel limite.
La tv dà consigli di vita che non son belli, e fa di tutto per non farci pensare, ci sono persone che parlano di cantanti, dello sport, 80 quotidiani su 100 sono sportivi.
E la politica non è da meno. Molta gente non ha più bisogno di pensare, si affeziona alla squadra di calcio come al politico, e se sceglie un politico non lo critica, diventa schiava di quello, è faziosa, ci vorrebbe forza di carattere, personalità, per resistere a tutto questo, occorrerebbe averne
paura."
"A lei è capitato di aver a che fare con la politica?" gli chiedo allora.
"A volte alcuni politici mi chiedevano di fare delle mostre prima delle elezioni, ma ho scoperto che le commissioni favorivano chi aveva determinate idee politiche.
Vede" aggiunge "tutti noi siamo soggetti alla sfiducia, ma l'insuccesso vero è solo quando non si riesce ad ottenere quello che vogliamo da noi stessi, non quando non otteniamo riscontri dagli
altri." Mi guardo ancora intorno e infine mi rendo conto dell'incredibile profondità dei suoi dipinti, che ti parlando di identità, di purezza.
"Per piacere al pubblico basta fare un prato o un mazzo di fiori, ma a me questo non
interessa" mi mostra un'altra sua opera incredibile composta di musicisti e strumenti
"quando dipingi questi strumenti, devi dipingere anche la musica che essi stanno
suonando."
Così mi immergo nei suoi quadri, e capisco quanto amore c'è tra quelle tele, quell'uomo che dice
"L'arte non muore, anche dopo la nostra morte, e la vita vale la pena viverla, anche nelle difficoltà, la vita ha sempre un valore immenso. E l'uomo... L'uomo non può essere una costruzione venuta a caso, qualcuno l'ha creato, e non è importante essere cattolico, basta credere all'uomo, agli
altri." E lo vedo nei suoi cieli, che sembrano stare lì a pesarti sopra, ma in realtà ti stanno semplicemente avvolgendo se ti fermi un istante a pensare, e negli sguardi dei suoi esseri umani, in cui si legge una compassione e una umiltà profonda.
Non c'è un solo quadro nel suo studio che non abbia un significato o un messaggio da mandare, e allora capisco dove si trova l'immensa tecnica di questo artista.
Essa è sì nella grande fattura del quadro, ma soprattutto vive in ciò che sta insieme al quadro: il respiro riposato e lucido, che in maniera cosciente o meno, noi non possiamo fare a meno di percepire.
Mi ha donato un suo dipinto, Domenico, ed io lo tengo nel mio studio, e mi sembra di avere vicino un fratello che mi sta abbracciando, con un amore incondizionato, un'accettazione completa. Una compostezza e una remissività che non temono alcun nemico.
Grazie a Domenico Fratini per essersi fatto conoscere proprio da me, lo considero un onore, così come ringrazio la città di Treia per la meraviglia che la sua unicità continua a donarmi.
di Lorenzo Lucchetti
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