05.04.2009 Il
Viaggiatore Perduto - Viaggio e cura del sentire umano
Reserva naturale de Atitlan
Ciao a
tutti,
sono Andrea il fratellino
dell’autore.
Da sempre vado in cerca di questi tipi di siti ed è curioso che proprio il mio fratellone ne abbia ideato uno.
Entrando nel sito ho sentito subito una sensazione di caos poi cliccando qua e la' senza sosta ho sentito salire un’ondata di relax, pur provando a fermare per un attimo gli occhi su una specifica lettura ho fatto difficoltà perdendomi fra una miriade di rappresentazione della nostra personale visione dell’arte, un’eterogenia che comunica libertà che incanta, cultura senza discriminazione fra alta e bassa; ho notato subito raccolte di quadri, poesie, interviste, articoli di indignazione di autori, talvolta anche sconosciuti, ce n’è davvero per tutti i gusti e così mi sono aggiunto anch’io, non senza imbarazzo, con una mini raccolta di poesie che oscillano fra la drammaticità pura e la speranza dilagante.
Nonostante la mia indissolubile tendenza all’anti-tecnologia non posso non ammettere che qua è un paradiso per chi voglia riuscire a dimenticarsi per un momento i bombardamenti mediatici stile ”Grande Fratello” e ”Isola dei famosi” tanto per capirci.
Vivendo per 10 mesi l’anno in una casa con altri 6 universitarie/i con 4 televisori e nessun giornale mi sento tentato ogni giorno di accantonare i miei sogni, le mie paure, le mie stranezze per farmi ammaliare da un conduttore qualsiasi, da un pazzo scatenato che ha il coraggio di stare 3 mesi sotto i riflettori 24 ore al giorno e poi si sente in diritto di dire che lui rappresenta l’Italia, anzi che quelli come lui rappresentano l’italiano tipo ( all’inizio l’ho presa come una mincaccia…).
Io non ci sto, sarà banale quello che dico, ma io non ci sto davvero, non voglio conformarmi al resto e faccio di tutto per essere libero, so che non lo sono ma ci provo; anche il semplice scrivere queste poche righe mi aiuta, mi da forza; anzi, proprio ora sento quella sottile sensazione di eccitazione che mi fa capire che ci sono idee in testa e che è il momento di scrivere un raccontino o una poesia; è così semplice entrare in questo circolo vizioso dell’armonia ma so bene anche quanto è facile uscirne.
La poesia è la mia più grande passione, scrivo più per necessità che per gioco, senza la presunzione di idealizzarmi etichettandomi come poeta, piuttosto spero di essere un fruitore di emozioni (devo ancora avere un minimo di certezze che tale sentenza sia generalizzabile anche agli altri e non solo a me stesso ma la speranza è quella) senza la vera vena artistica del poeta.
Purtroppo di tempo libero non ne ho molto ma sarò contentissimo di mettermi in contatto con chiunque voglia scambiare idee, commentare la mia raccolta, darmi consigli o farmi leggere qualcosa di interessante.
Troverete qualche altra notizia su di me sugli altri articoli.
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ANDREA
LUCCHETTI
Ciao a
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sono Andrea il fratellino dell’autore.
Da sempre vado in cerca di questi tipi di siti ed è
curioso che proprio il mio fratellone ne abbia ideato uno.
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Strade tortuose s’inerpicano come serpenti che puntano la preda
foreste infinite nascondono la vita come la mamma con la sua covata
dolci bambini con le rughe ormai definite offrono i loro colori nella strade
sentieri nascosti mi ricordano infantili giochi proibiti
mi perdo, arrabbiato e impaurito, in un paese diroccato dove si sogna soltanto la vita.
Una sedia di legno giovane accoglie gli estasiati sospiri di chi non crede
un albero di lime cattura il mio occhio ma ho paura anche solo di sfiorarlo
all’alba un vulcano alza il capo e invita la valle a svegliarsi senza timore
la luna è ancora lì, come un amico controlla che tutto sia come sempre
per poi sparire ai primi pensieri e ai primi falsi sorrisi del cielo.
In riva al lago penso a te, amica stellata e sogno mio nonno
burbero, avrebbe dato saggi consigli
rigido e preciso, avrebbe giocato con la mia barba incolta da tempo
ma grande com’era avrebbe versato lacrime giganti di un cuore esperto
ora il sole si perde dietro misteriosi colori e io con lui.
Delicatamente come madida ghiaia la notte scende su di me
mi addormento sotto una doccia di pensieri comodi e scomodi
scruto la luna e aspetto che mi rilevi un nuovo sorriso
ma finisco per incantarmi sotto una miriade di gocce di fuoco
che aspettano il giusto momento per cadere e scaldarmi.
Emozioni inespresse vengono a galla di fronte a tal mostra di bellezza
ansia per un futuro senza tali gioie ogni dì
eccitazione per poter vivere tal momento
incertezza verso una cultura che mi sovrasta
solitudine perché non ci sono amici, paesaggi, rischi e sconfitte quando si sente.
|Voglio
solo bugie
Qualunque cosa succeda non dirmi la verità
non dirmi che la guerra è un affare
non dirmi che il mondo è in mano a pochi pazzi
non dirmi che con un fucile in mano siamo tutti assassini
non dirmi che il tuo diamante porta il sangue di un bambino
non dirmi che ami l’ambiente ma non fai niente per migliorarlo
non dirmi che faccio il loro gioco qui seduto
non dirmi che la fame del terzo mondo è fonte di ricchezza per il resto del mondo
non dirmi che ad ogni nuovo verso scende una lacrima sul mio viso
prendi la prima bugia che incontri e fammi sorridere
altro non voglio che questo, restarmene fuori.
Qualunque cosa mi succeda non dirmi la verità
non dirmi che morirei se scoprissi veramente chi sono
non dirmi che sono come tutti gli altri
non dirmi che in fondo sono un falso
non dirmi che la nostra amicizia è solo una mia debolezza
non dirmi che amo solo per egoismo
non dirmi che dispenso consigli per non doverli ricevere
non dirmi che scrivo per sfuggire alla realtà
non dirmi che sai tutte queste cose e mi vuoi bene lo stesso.
prendi il primo difetto che trovi in me e fanne una meraviglia
altro non voglio che questo, sembrare degno.
Qualunque cosa scopri non dirmi la verità
annega nell’ignoranza le tue scorribande ideologiche
sacrifica la tua curiosità per le mie lacrime ignoranti
dipingi di giallo lo scomodo lutto che portano i tuoi occhi
sai che potrei sopportare tutto ma non la verità
neppure sul punto di morte voglio capire
la verità è la porta aperta alla sofferenza
osservala, scrivila, leggila ma non farla mai tua
qualunque cosa accada nascondimi la verità
perché come tutti cerco la felicità
nel peggior modo possibile.
|Leggenda
d’amore
Appunti di una folata di vento
baccano in una cella vuota
non fraintendere la mia serenità
ora che la volontà si è sopita.
Ogni risveglio un fremito
bastò per stringere il cappio
più chiedo aiuto più fuggi
quanto pesa il mio passato?
Fantasie e memorie si incontrano
e si scontrano come vascelli alla deriva
leggende che si adeguano a cuori stanchi.
Vergognoso è stato l’attracco in sordina
perché aleggiava l’angoscia di non farcela
ora cerco viole capricciose in un foglio arrugginito.
|Senzatesta”
Quanta paura si può avere?
Come può distorcere i miei pensieri?
Sfuggo ad una valanga
che cresce sempre più
corro e mi destreggio bene
fra sfuriate e tranelli
ma la vista è sempre più annebbiata
così mi difendo fingendomi vittima.
So bene che il destino non esiste
è come credere a Dio
ora, da solo e lontano
ammetto di essere come voi
voi che critico e disprezzo
fuggiamo tutti da qualcosa
eppure so che posso farcela
perché voi fuggite per non pensare
io perché sogno la libertà,
salvatevi popolo di stolti
c’è di meglio che lasciar scorrere
sminate il campo dell’ignoranza
e forse ci incontreremo
io con la mia valanga sotto braccio
e voi con delle mine in bocca
così sorriderò, sghignazzerò
perché odierò come mai prima
sarà un odio sincero e profondo
non risparmierò baci per i buoni
ne palle di neve per i”senzatesta”.
Padre, madre cosa vi aspetterà?
Ho paura anche per voi
manipolatori involontari
e sapienti fruitori d’amore
se sapeste cosa avete creato…
Un malvisto poeta,
un pazzo geniale,
o un esperto affabulatore?
|Un
ultimo battito
Unisciti a me al funerale del passato
dona un iris a colui che sconvolge la tetra festa del tuo cuore.
C’era un giorno dove tu sognavi e io vivevo
uno dove tu ridevi e io amavo
un altro giorno ancora in cui ti guardasti attorno sbigottita e io capii.
Ora vendo risate a chi non sa ridere
e piango perché non sento più bisbigliare i tuoi battiti
invano continui a raggirare le avversità
e io mi chiudo sempre più nel mio guscio di madida ghiaia.
Mentre venivo deformato dalla mente della zingara
tu miravi nuovi orizzonti nella sfera magica
e il tempo adornava le tue fantasie
così facesti un salto come non ne avevo mai sognati prima
smarrito smisi di sognare e saltai anch’io
un ultima volta
solo per sentir bisbigliare un ultima volta i tuoi battiti.
Che serenata mia splendida ragazza.
Ora me ne posso andare felice complice del delitto
e con il tuo iris conficcato nel legno della mia bara.
Finalmente smetterò di odiarti ragazza mia.
|Non
pensare
Mi resi conto di aspettare semplicemente il nulla
qui disteso sul letto che sa di arcobaleno, di aria
di uccelli che fischiettano serenate alle loro future consorti
del fruscio dell’erbetta mossa da chissà quali insetti.
Che indicibile pensiero è il non pensare a niente
una spiaggia di parole non servirebbe a descriverlo
ma tu, mia musa, non arrenderti
inebria il tuo corpo di una sola certezza, il niente.
Non preoccuparti, ti raggiungerò nei sogni, ne faremo il nostro nido d’amore
sarò quel volto che non riconosci
quel fremito con cui ti svegli
quel sorriso che non perdi in una giornata uggiosa.
Ci troveremo in mezzo ad una folla impietosa
e sarà come essere soli in riva ad un mare burrascoso che ci bagna solo i piedi
è solo questo che ho da insegnarti
a non pensare a nulla.
Dimentico il mio corpo, ora sono un’aquila
volo nell’universo e ad ogni respiro nasce una nota musicale
ogni folata di vento un versetto d’amore
ogni picchiata verso terra son io che detto la mia legge:non pensare.
Dammi la tua mano, non pensare a chi c’è attorno
dammi il tuo cuore, non pensare che te ne ruberò un pezzo
stordisci la tua mente con l’amore
e non avrai finalmente pensato a niente.
|Utopia
di un mondo che verra'
Ove tutto si spiega
è li che si arrampica il dubbio nell’animo mio
architetture arcaiche di case fatiscenti
ora non son altro che rifugio dei miei saperi
pezzi di strada e fiumi di veleno
come un idiota non so più distinguerli.
Come posso sapere da che parte soffia il vento
se non mi sento nemmeno in potere di giudicarmi
certo, come potrei farlo
non so neanche che significhi.
Come una libellula vorrei limitarmi a ronzare
osservare senza mai criticare
sorvolare senza meta un mondo di pura innocente manchevolezza
credo sia un utopia.
Sulla finestra c’è un clown stupito di saper far ridere
mi chiede cosa c’è di buono in lui
atterrito comincio ad analizzarlo
freddo padrone di me stesso
cado a terra quando scopro che
ha tutti i difetti di oggi
e tutti i pregi di domani.
Quale ignobile concetto l’utopia
destino di un idealista che non sa ridere.
|Il
ciclo
Desideri
vita.
Desiderio di una vita incompresa
sfuggente come il tepore di un respiro
audace come la verità.
Desiderio di una morte difficile
avvolgente come una coperta
limpida come l’ultimo attimo.
Voglio raggiungere l’estrema vetta della vita
e farmi coccolare da un fuoco silenzioso
niente più braccia, ne gambe, ne cervello
voglio diffondermi nel vuoto
essere un tutt’uno con il fiume che mi scorre dentro
essere l’anello di congiunzione fra acqua e fuoco.
Ora che posso
voglio sfamarmi di vita
senza vincoli ne pensieri
e sfoggiare la mia bellezza
con un sussurro di pace.
Verità
morte.
|Il
volo
Mi sento così umiliato
spogliato d’ogni ragione
un cielo senza nuvole
un aquilone senza filo
un semplice bacio mi son detto
che male può farmi
ora mi ritrovo a strisciare
per un battito notturno
per un sorriso da innamorata
eri la mia fantasia preferita
ora sei la mia essenza
vorrei stancarmi di te
sopire il mio cuore inesperto
spegnere le fiamme che ti cullano
ma è tutto inutile
il passato mi angoscia
non potrei sopportarlo
senza te
è solo un ricordo
che mi spinge verso te
a volare senza fili
a piangere senza nascondermi
ad amare senza rimorsi
non me ne andrò dolce chimera
se non per lo sbattere delle tue ali
un incanto che m’abbraccia
è e sarà nella mia fantasia d’innamorato.
|Gabriele
In un tempo in cui i miei riccioli erano ancora biondi nacque la tua storia.
Non cambiare vestito se quello che hai mostra le tue curve
adagia i tuoi occhi curiosi sulle spalle del corsaro
imbarazzata ti svestirai per accogliere quello spirito libero
le tue curve diventeranno la tua debolezza non un privilegio
i tuoi occhi non più curiosi venderanno vanità
stagioni d’incertezza per te che svestivi di purezza ogni consiglio
piena di virilità li ricopristi con falsi insulti e sognati sfregi
ma ora il tuo vestito è sempre più corto e tu sempre più bella
ti disperi perché non sai chi ringraziare per tal sfortuna
arrogante sbatti i tuoi remi appuntiti nell’acqua che ti ha sempre cullato
cercasti rifugio in un angolo di paradiso dimenticato da dio
solcavi rassegnata l’uscio della tua chiesa ormai sconsacrata
strinsi le tue due cicogne d’oro al petto
rompesti le tue catene di colla con il cielo
mentre Gabriele piangeva al suo destino tu volavi
non eri con lui ma coccole di seta lo accarezzavano
ci incontrammo su quell’uscio che sconsacrammo una volta ancora.
Poi vidi il passato nei tuoi occhi celesti Gabri
e ora che ci scambiamo capelli grigi in un abbraccio conosci il supplizio
ecco la verità che portava in grembo, il suo amore per te
la paura di non poterti amare fino a morire
sulla lapide tua madre per sempre.
|Nei
vostri occhi
Troppe volte son precipitato
un incubo senza tempo ad accogliermi
verità stregate in un oblio d’impotenza
così schietta è l’assenza di caducità degli errori
che provo e riprovo a giocare in un cespuglio di rovi
mi graffio, resisto, mi libero e abbraccio uno specchio di nostalgia
cosa può eguagliare la bellezza di domandarsi
di stupirsi, di ammirarsi, di lesionarsi
infetta come una pacca sulla spalla è la soluzione
non capisco ma mi emoziono osservandomi.
Una catena d’allucinazioni in una galleria d’arte
è la solitudine a raggirarmi e a sedurmi
soli son gli occhi che luccicano di avventatezza
come in un quadro di Magritte è tutto così facile
che mi perdo in una cornice che stona
non con il quadro ma con i personaggi
lei così vera, così bisognosa
loro così nervosi, così scenici
non essere come mi vogliono, che supplizio
per me che assecondo le menti di chi credo di controllare.
Vivere a metà
scavare per scoprire l’altra metà
per accorgersi poi di aver scavato solo negli occhi degli altri
non sminuisco le vostre convinzioni di spettatori
solo ne vorrei veder celate le origini
perché in una ragnatela di fandonie preferisco esserne il fulcro
e voi solo degli schiavi della cecità
così forse scoprirei cosa significa sparare senza volerlo
rimproverare senza far finta d’essere attratti dallo stesso errore
regalare soluzioni senza conoscere il mondo altrui.
Così irrealistica è la mia mente
cancella ciò che non si deve vedere
mangia tutto ciò che mi può far bene
sembra pensare a tutto e invece si burla di me
asseconda i vostri occhi di ladri d’affetto
e vizia il mio ruggire in mezzo ad un pubblico di sordi
è solo un libro difficile da leggere dicono
ignoranti, è un viaggio senza tempo ne verità
e io vorrei fluttuare per far vergognare la logica
che in questo cielo annebbia la mia antica libertà di vedere davvero.
|Un
giorno qualunque
Ho fallito miseramente
l’incanto è caduto in frantumi
ogni pietra ha perso la sua forza
nessuna lacrima a darmi speranza
nessuna sfera di cristallo ad ingannarmi
un bicchiere di vino, a volte
può abbagliare la mente
svegliarla dal torpore dell’equilibrio
sì, l’equilibrio
questa cinta muraria
su di me, non intorno
al primo sbaglio mi schiaccia
oggi mi ha schiacciato, mi ha travolto
ma sadica mi tiene ancor in vita
non cerca lamenti, solo silenzi
senza parole, è il mio attimo
forse non un attimo, è il mio presente
un presente, fatto di vita
semplicemente vita.
Ma chi voglio ingannare?
Non ho mai conosciuto la semplicità
le sono indifferente
mi sfiora, mi guarda in faccia
ma niente
non un consiglio, non un abbraccio
mai
ti cerco disperatamente, sappilo
non passerà respiro
in cui non invidierò i tuoi sudditi
ma so che per me non sarà mai così
sono costretto fino alla morte
a scriverti lettere d’amore
come ad un amante segreto
non ti chiamerò per nome
ma con il tuo nomignolo,
tu che sei così ironica,
non ti offenderai vero?
Morte.
|Il
dipinto
Maestose rocce a dissociare il tempo
valli scheletriche scavate nel dolore
nubi indaco in lacrime
un orizzonte pennellato in fretta
una civetta dagli occhi perlati
retta su quel ramo in fiamme
avrebbe qualcosa da ridire
di quel vorticoso caos
perderebbe le sue piume invisibili
un incanto e tornerebbe farfalla
così terremmo gli occhi puntati su di lei
per non notare il disastro
lo scontro fra mano e pensiero
non un passato, non un futuro
un flagello nel suo divenire
una quiete nel suo nascere.
Forse innevata, forse offuscata
la cima del monte sembra sgretolarsi
una densa pennellata diventa acquerello
e l’orizzonte spuma nel mare
la farfalla dal lazo piumato
sorvola e inveisce sull’esercito:
un guinzaglio per la mano
una frusta per la mente.
Non so quale sia la salvezza
è un caos da cui non so fuggire
solo una spietata verità:
non c’è una farfalla in me
è così fugace questa fantasia
ne colgo perfino l’attimo
ma è come un amplesso
fugge via senza modificare il futuro
che dovrebbe essere ma non è.
|Dietro
me
Non c’è dubbio
il camino ardeva come mai prima
il vino esaltava le voci non più fioche
ma erano i nostri animi a ribollir di rabbia
e a scaldar l’inverno saremmo bastati noi.
Una verità indelebile sul mio calendario
senza te ogni parola aprirebbe altre pagine
ma mi hai fatto soffermare sull’introduzione
di questo thriller che abbiamo strutturato
io, noi e loro alle nostre spalle incoscienti.
Buoni e cattivi s’alternano come in uno psicodramma
violenze, silenzi e rancori sono i protagonisti
in questi 25 anni conturbanti
rivivrei tutto per poter perdonare davvero
ricadrei fra le sue spaventose braccia
ma questa volta piangendo per lui
lo guarderei negli occhi come certi cani per strada
senza parlare, lo inviterei a piangere con me
finchè non purificasse quei suoi occhi sereni
di chi non ammette i propri sbagli.
E’ questa la via del perdono che mi hai indicato
le tue parole vibrano ancora intorno al fuoco
ora lascia che le incateni e le assapori
perché in questa notte straniera non sono ancora mie.
Grazie fratello.
Grazie della tua profezia d’amore.
|Il
pino
Prima di dormire
lava le parole
dividi il pensiero dal destino
togli l’ancora all’anima
ogni secondo cambia tutto.
Il sorriso illuminante di gioventù non c’è più
lo sguardo scorge ora l’irraggiungibile.
Quel pino a cui credevo crescesse la barba è più giovane di me
non sento più l’abbraccio tenero di lei
ora tutti mi danno la mano
una mano fatta di sabbia, stelle cadenti e ben serviti.
Quel pino a cui credevo crescesse il naso per ogni bugia è più ricco di me
lei è ormai una statua in un quadro d’affetti
i miei sguardi diamanti nel deserto
adesso porto solo guanti di resina.
Quel pino a cui credevo di regalare la mia vita è un salice piangente
ora lei è un fiume in secca che rimane tale anche dopo un uragano
il mio cuore è diventato una scappatoia del destino
le mie mani sono oramai resina.
Pensavo di incidere sulla mia vita
piangevi dal calice dell’incertezza
speravate che non avessi buttato l’ancora
invece l’ho fatto!
davvero, sempre, ora, magari domani
non svegliatemi.
Mai.
|Tendine
fucsia
Muschio e licheni sui miei occhi
dita fradice dall’acqua del pozzo
capelli intrecciati con la resina
e tu che preghi dalla finestra
senti di aver perso un figlio
ma di che parli?
Non sai nemmeno tu cosa stai perdendo.
Non mi recupererai mai più
io voglio perdermi nei colori
odo le tendine fucsia
così leggiadre sembrano parlare al vento
ma tu nemmeno le senti
piccola donna ricordati chi sei
difendi i tuoi difetti
non avere paura di un menagramo
io sono solo la tua ombra
eppure non sai il mio nome
non nasconderti dal sole
che dalla finestra chiede di conoscerti
se non vuoi perdermi
apri le tendine al tuo cuore
scardina il chiasmo di suoni e sguardi
lo so, verranno murati vivi
lo so, non c’è acqua che scorre in te
lo so , eppure grido ancora
non minimizzerai la mia vocazione
continua a vegetare con il tuo dio
e ascolta il mio addio rabbioso
solo così posso averti amato.