AMALIA CIARDI DUPRE' - LA CAUSA
DI OGNI DOLORE E' LA MANCANZA DI LIBERTA' di Lorenzo Lucchetti del
24.02.2009
La
stupenda cristallina visione di questa donna, mette a tacere
chiacchiere e sproloqui.
Jan
Palach, studente Ceco, si bruciava con la primavera di Praga, era il
lontano 1969, mentre l'armata rossa in città annichiliva ogni
possibile fuoco interiore umano. E la Duprè in quel '69 con le sue
sculture cominciava a fare la storia e la sua storia dell'arte, con il
monumento intitolato La Torcia, un'atroce allucinazione il cui tema
era una verità palese: la causa di ogni dolore è la mancanza di
libertà (La Torcia, Monumento a Jan Palach).
Oggi
la Duprè la potete vedere illuminare i suoi libri (p.e. Bios e
Tanatos, Vita e morte, Ed. Socialmente) e la nuova mostra di sculture
(è a Firenze alla Galleria dell'Accademia tra il 4 e il 28 febbraio
'09), arredata con i suoi quadri, che sembrano accompagnamenti corali
alla sua partecipazione alle più grandi catastrofi della vita, urlate
con le grida del '900, e con le piccole e più grandi anime di questo
inizio millennio.
Lei
ha subìto la seconda guerra mondiale, la conosce, perciò scoprirete
che Amalia Ciardi Duprè è allo stesso livello di grandezza del
Michelangelo visitato a Roma, ma vedendo le sue opere troverete che
oltre a meritare di trovarsi nei libri di scuola dei nostri figli
accanto alla Guernica di Picasso, (ma chissà se saremo abbastanza
forti da pretendere veramente questa dolcezza per le loro vite?) le
sue opere hanno la grandezza d'inginocchiarsi con amore e umiltà,
alla calma fine delle nostre onorevoli esistenze, e del nostro calore
accorato.
Nessuna
disumanità artistica dunque. Passate a Firenze e vi arricchirà la
giornata. Nessuna tentazione di provocare, odiare, solo con-passione e
autocritica.
Ma
è importante che passi alla storia questa arte, per arricchirci di
amore e libertà, è importante che le si permetta di regalarci quella
spiritualità dolcissima, che Amalia raffigura magnificamente nella
sezione della mostra cui ha dedicato il suo titolo più poetico: nel
cielo nell'aria nel vento.
Avete
presente quelle occasioni internazionali in cui le lotte per i diritti
umani diventano cronaca? Le frantumazioni interiori per riscoprirsi
con il proprio sé più vero, divengono cronaca nella Duprè. E fanno
la storia del nuovo secolo, tramite il veicolo della sua ricchezza
interiore.
Perciò
almeno una cosa promettiamocela, che non chiuderemo le nostre orecchie
alla verità. Il vero senso delle sue opere risiede infatti in un
ultimo istante cui voglio condurvi prima di chiudere, perché questo
è ciò che ci ha gridato Amalia.
Percorrendo
questa strada vi ricordo che ci sono tre argomenti di cronaca nella
sua mostra:
Rita
Atria, diciotto anni, che aveva collaborato coraggiosamente con la
giustizia dopo che suo padre e suo fratello erano stati uccisi dalla
mafia, per questo rinnegata persino dalla madre, si uccise gettandosi
dall'edificio in cui viveva sotto protezione, subito dopo aver appreso
della morte del giudice Borsellino, l'unico di cui si fidava. Rita
Atria è morta per colpa di noi italiani che non l'abbiamo mai
onorata, morì su un marciapiede. 1992.
Sarr
Gaye Sambdon Diouf morì massacrato da quattro ragazzi riminesi per
aiutare un fornaio italiano che i malviventi avevano aggredito nel
cuore della notte nella sua panetteria, proprio mentre Sarr Gaye
entrava nel negozio per comprare delle paste. Mandava i soldi a casa
Diouf, aveva moglie e figli, e non era italiano. Era senegalese. Noi
siamo rimasti nelle nostre case a guardarli mentre lo massacravano,
senza la libertà nemmeno di gridare. Ma forse lui era senegalese. E
quell'altro solo un panettiere. Rimini 27 giugno 2001.
Amalia
Ciardi Duprè è incredibilmente sensibile ed umile in ogni aspetto
della realtà osservata, perciò non si piega a nessuna logica che non
sia profondamente sentita nella sua anima: 1976-1983, il governo di
Raul Alfonsin uccide migliaia di dissidenti, deporta milioni di
persone, e un incredibile numero di giovani scompare nel nulla
dell'Argentina dittatoriale.
I
Desaparecidos, questi dispersi, ricordano continuamente il dolore
creato dai governi che occultano la verità, manipolano il popolo.
Portano una nazione alla rovina, anche economica.
E
mentre i figli protestano, senza libertà, il vero grido di questa
storica mostra di Amalia, è un grido che i potenti, forse troppo
uomini, o forse troppo intenti a controllare il proprio popolo, non
ascoltano: le madri continuano a piangere!